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lunedì 1 marzo 2010

Intervista a Iker Pou


Iker Pou, uno dei più forti rappresentanti dell'arrampicata mondiale, spiega in quest'intervista i suoi pensieri verticali dopo la recente ripetizione di Demencia Senil 9a+ a Margalef.
La scorsa settimana lo spagnolo Iker Pou è riuscito a ripetere Demenica Senil, l'ultra-verticale 9a+ di Margalef liberato da Chris Sharma nel febbraio 2009 a Margalef. Il 33enne basco è ovviamente uno dei più forti climber al mondo, e il suo curriculum spazia dalle vie sportive super difficili come la classica Action Direct di Wolfgang Güllich alle vie alpinistiche di grande classe, come la Supercanaleta sul Fitz Roy e Eternal Flame alle Torri del Trango. E' ovvio quindi che Iker è molto più che una potenza sulle piccole prese...

Iker, ogni anno diventi sempre più forte... Qual è il tuo segreto?
Penso che la cosa più importante sia la motivazione. L'anno scorso ero molto motivato e felice di arrampicare, proprio come quando ho iniziato tanti anni fa. Ora conosco anche meglio i miei limiti e le mie possibilità fisiche e così riesco a pianificare la stagione di arrampicata meglio di prima.

Come sei riuscito a venire a capo di Demencia Senil?
Il motivo principale per cui sono riuscito a farla è che abbiamo avuto un inverno molto brutto qui in Spagna, il che significa che ho trascorso settimane allenandomi in palestra. Solitamente non mi alleno mai sulla plastica, arrampico sempre fuori. Però arrampicando in palestra si diventa più forti più in fretta e quando finalmente è arrivato il bel tempo, ero molto motivato a provare la via. In futuro vorrei provare qualcosa di più, come un 9b.

Quanto è difficile migliorare, passando da 9a al 9a+ per esempio. Oppure dal 9a+ al 9b?
Migliorare dal 9a al 9a+ è molto, molto difficile. Più alta è la difficoltà, più hai bisogno di trovare una via che si adatta alle tue capacità. Ma i gradi in arrampicata sportiva sono una cosa delicata, non sono una scienza esatta. Ciò che è importante è essere onesti con se stessi. E per rispondere alla tua domanda riguardo al miglioramento dal 9a+ al 9b - al momento mi sembra futuristico!

Che valore dai ad una prima salita?
Per me fare una prima salita non è poi così importante. Penso che la cosa importante sia chiudere una via! Non è un problema se sono il primo o l'ultimo, ma posso capire che se pianti gli spit sulla via, ed è una bella linea, a volte fa piacere essere il primo.

Che cosa ti piace di una via?
Sono impressionato dalla bellezza di una linea e se è naturale. E se la via è breve, va ancora meglio!

Breve ed intensa!
Sì, sicuramente mi piacciono le vie di forza pura. Sulle vie brevi ti confronti con l'alta difficoltà richiesta dalle tacche microscopiche, dai buchi difficili... hai davvero bisogno di forza pura. Sulle vie di resistenza non incontri mai l'estrema difficoltà, solitamente hanno grandi prese e le linee tendono ad essere molto strapiombanti. Forse vie come Golpe de Estado di Chris Sharma rappresentano il futuro: una lunga via composta da tantissime sezioni davvero molto difficili.

Con vie come Supercanaleta ed Eternal Flame, sei sicuramente molto di più di super atleta dell'arrampciata sportiva!
Negli ultimi anni ho concentrato i miei sforzi sulle grande pareti. Mi piace molto l'intera avventura che ruota attorno a queste salite, visitare posti nuovi, incontrare persone nuove, viaggiare in tutto il mondo.

Ma anche l'arrampicata sportiva offre questo...
Sì, ma con questo tipo di scalata non è possibile provare le sensazioni che si possono trovare in montagna. Ho capito che ho bisogno di una spedizione all'anno, come quella dello scorso anno a Chani Chico. Ho bisogno di avventura!

L'estate scorsa hai trovato l'avventura più vicino a casa, sul Naranjo de Bulnes. Quello che rende la vostra via Orbayu speciale è che è anche psicologica, con lunghi run-outs. Come fai a valutare il rischio?
Sulla via Orbayu mio fratello Eneko ed io abbiamo subito capito che era molto esposta, ma abbiamo anche visto che era possibile. Se fosse stato troppo duro, o troppo pericoloso, avremmo cercato qualcosa di più facile. Valutiamo sempre ogni situazione attentamente e decidiamo assieme che cosa stiamo facendo!

Tu e tuo fratello formate una grande cordata, siete sempre assieme...
Arrampichiamo insieme perché abbiamo iniziato insieme e conosciamo veramente bene sia i nostri pregi sia i nostri difetti. Ci capiamo bene, sia nella vita sia nell'arrampicata. Credo che siamo un team perfetto, ci divertiamo un sacco assieme.

Con Eneko hai anche salito The Nose su El Capitan in Yosemite. 32 dei 34 tiri sono filati lisci. Tornerai mai per liberare anche quei 2 tiri rimasti?
Sì, vorrei tornare a riprovare The Nose, ma non adesso. E' una via incredibile, ma ha un tiro, Changing Corners, che è molto tecnico e liscio. Bisogna provarlo un sacco di tempo per imparare bene i movimenti... ti fa davvero disperare! Non è un problema di potenza, anzi è soprattutto molto tecnico... Forse qualcosa da provare nei prossimi anni.

Una domanda di poca importanza: quando hai ripetuto Wallstreet hai scelto di farlo seguendo la versione originale, ripetuta raramente. Come mai?
Per me Wallstreet rappresenta una via leggendaria. Ho sognato di salirla da quando ero giovane, quindi quando è finalmente arrivata l'occasione di salirla, volevo farlo nella sua versione originale. Wallstreet per me è la versione originale, ma so che la gente è libera di salire una via come meglio crede.

Lo stesso discorso vale anche per un'altra via di Wolfgang Gullich, Action Direct, di cui ha fatto la terza salita nel 2000. Se non erro, soltanto l'inglese Rich Simpson ha usato la stessa sequenza di Wolfgang...
Sì, su Action Direct ho usato una sequenza diversa da Wolfgang, ma credo che la differenza in questo caso sia piccola perché sono pochi i movimenti diversi. Mentre su Wallstreet se sali a destra cambi totalmente la via; rimane sempre molto difficile, ma è una cosa diversa. Ma tutti sono liberi di scegliere l'opzione migliore per se stessi e questo è la cosa migliore dell'arrampicata, non ci sono né regole né arbitri.

Arrampicare senza corda è un altro aspetto del nostro sport
Per me quelli che arrampicando slegati devono avere una mente speciale e meriti diversi. Ma a me personalmente non piace arrampicare senza la corda - si vive una volta sola e la vita è già così breve!

Parlaci del tuo giorno perfetto?
Avere un giorno intero dedicato soltanto ad andare a scalare, con gli amici, in buona compagnia, divertendosi. E' così semplice.

Mentre quando finalmente vai a letto, cosa sogni?
A volte, quando sono molto concentrato su un progetto sogno i movimenti. Ma solitamente questo accade soltanto quando sono molto vicino a chiudere la via. Adesso sto sognando una bella donna!


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McKinley, donna tenta prima invernale


TALKEETNA, Usa -- Vuol essere la prima donna al mondo ad aver salito d'inverno il McKinley, la montagna più alta del Nord America. Si chiama Christine Feret, è francese, ha 42 anni, ed è nientemeno che la compagna del primo salitore invernale della montagna Artur Testov, che la accompagnerà nell'impresa. La coppia è partita pochi giorni fa per tentare di raggiungere la gelida e impervia vetta di 6.194 metri, che sorge nell'Alaska Range vicino al Circolo Polare Artico.
"Se tutto va bene dovremmo non dovremmo tornare comunque prima di 4 settimane" ha detto la Feret prima di partire. Lei e Testov, che vivono in Alaska e lavorano insieme, sono stati trasportati in elicottero sul Kahiltna Glacier, a circa 2000 metri di quota, il 22 febbraio. Da allora camminano sul ghiacciaio, trainando slitte da 120 chili ciascuno con i materiali alpinistici e le scorte di cibo.

La vetta dovrebbe quindi arrivare poco prima dello scadere dell'inverno, che cade il 21 marzo. Nessuna donna è mai riuscita nè ha tentato di salire il McKinley nella stagione fredda, e la storia della montagna pare conti, ad oggi, solo una invernale maschile conclusa con successo, oltre a diversi tentativi falliti alcuni dei quali si sono conclusi in tragedia.

L'inverno, a quella latitudine, è infatti una stagione che definire proibitiva è un eufemismo: giornate con 4-5 ore di luce, temperature di oltre 40 gradi sottozero. La traccia non è battuta e non c'è nessun'anima viva al campo base, che d'estate è popolato di ranger e tecnici del soccorso.

Testov, insieme a Vladimir Ananich, compì la prima invernale della montagna nel gennaio del 1998 dopo decenni di tentativi falliti e tragedie. I due salirono per la via normale, la West Buttress, e dovettero scavare 14 trune nella neve in 3 settimane. La via, poco tecnica ma molto lunga, sarà la stessa nel tentativo con la Feret.

"Ogni giorno cammineremo il più possibile - racconta la Feret - e poi scaveremo un buco nella neve dove passare il resto della giornata. Abbiamo un piccola tenda tubolare per sicurezza, ma la useremo solo in caso di emergenza. Abbiamo pale affilate e adatte a spaccare il ghiaccio. E Artur ha portato con sè la scala per superare i crepacci".

La Feret ha salito due volte il McKinley la scorsa estate per prendere confidenza con la montagna. Ora è partita per il suo tentativo invernale: ha dedicato l'impresa a sua figlia "Lascia da parte le paure, e vivi i tuoi sogni - ha detto l'alpinista francese -. Sarà un'avventura fantastica e molto selvaggia. Essere la prima donna a tentarla mi dà certamente mi dà un pizzico di eccitazione, ma scalare questa splendida montagna in un ambiente estremo è già abbastanza eccitante per me

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