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venerdì 11 settembre 2009

Nuove aquile sul Lagorai

Dieci coppie di Aquila reale sono state censite dall'inizio di giugno sul Lagorai, una delle aree più selvagge delle Alpi. La ricerca, avviata insieme al Museo Tridentino di Scienze Naturali, è la prima tappa del progetto "Un nuovo volo" messo a punto dalla LIPU e finalizzato alla tutela dell'Aquila reale in Italia. La catena del Lagorai - una vasta area montuosa, tra le meno antropizzate dell'intero arco alpino, compresa tra la Val di Fiemme, il Parco Naturale di Paneveggio e, a Sud, la Valsugana - è un'area straordinariamente ricca di biodiversità, con specie di uccelli importanti e rari quali la Coturnice, il Gallo forcello, il Gallo cedrone, la Pernice bianca, il Picchio tridattilo, il Picchio cenerino. Tra i rapaci nidificanti, oltre l'Aquila reale, troviamo l'Astore, o Sparviere, il Gheppio, il Pellegrino (nelle zone più esterne) e il Falco pecchiaiolo. A completare la ricchezza delle specie di uccelli troviamo il Francolino di monte, che popola i boschi della catena.

Avviata a giugno 2009, la ricerca sul Lagorai durerà un anno e vede impegnati gli esperti del gruppo di ricerca Zoologia dei vertebrati del Museo Tridentino di Scienze Naturali in coordinamento con la LIPU. Già nel monitoraggio estivo di quest'anno che prevede l'analisi delle caratteristiche ambientali e dei possibili fattori di minaccia mediante l'interpretazione informatica dei dati cartografici (GIS). Le ricerche di campo hanno permesso di censire otto-dieci territori di coppie di Aquila reale, pari al 2% del totale nazionale, a conferma di un'importante presenza della specie nell'area, registrando un lieve aumento (due nuove coppie) rispetto ai dati disponibili dall'ultimo censimento conclusosi 15 anni fa. Tra i fattori che possono spiegare l'incremento del rapace, l'accresciuta presenza della marmotta, la preda principale dell'Aquila sul Lagorai, nel periodo estivo.

Oltre alla presenza dell'Aquila reale, sono oggetto di studio di tutto il progetto LIPU anche i motivi di rischio che incombono sulla sopravvivenza di questa specie: fattori, nel Lagorai, da una parte legati al progressivo abbandono della pastorizia, che determina una riforestazione naturale delle praterie che l'Aquila reale utilizza per la caccia, dall'altro fattori legati ad attività quali il disturbo portato dall'uomo ai nidi, costituito da pratiche sportive e dalla caccia fotografica.

"I dati che abbiamo raccolto - racconta Paolo Pedrini, del Museo Tridentino di Scienze Naturali - ci parlano di nidi censiti posizionati tra i quattro e i sette chilometri l'uno dall'altro, dunque di una distribuzione ottimale dell'area del Lagorai per questa importante specie, che sappiamo essere all'apice della catena alimentare".

L'obiettivo anche quello di mettere a punto una metodologia comune di monitoraggio da applicare nelle IBA (Important Bird Areas) dell'arco alpino che vedono la presenza dell'Aquila reale, da estendere alle aree appenniniche oggetto dello studio LIPU.

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